RECENSIONI CARFATICHE - TUTTO IL MIO FOLLE AMORE (2019)

22.08.2023

Beh, bisogna iniziare col dire che Gabriele Salvatores è una garanzia.

Ci troviamo di fronte ad uno dei pochi registi italiani viventi, in grado di portare in alto il nostro paese in questo campo.

Salvatores, negli anni, ha dimostrato non solo di saper dirigere magistralmente qualunque attore o attrice che hanno incarnato i suoi personaggi, ma ha altresì confermato una grandissima capacità di adattamento a qualsiasi genere si cimenti, con ottimi risultati.

Salvatores è un cineasta del quale possiamo assolutamente andare fieri, capace di raccontare storie di rara profondità emotiva, che comunque non mancano di quello spirito ironico ormai quasi totalmente snobbato nei film di casa nostra a favore di trame più becere ed inconsistenti, che purtroppo, incontrano inspiegabilmente il favore di un pubblico che diviene sempre più disattento, anno dopo anno.

I protagonisti di Salvatores sono reali e convincenti ed il regista napoletano li inserisce in storie che non mancano mai di incontrare il favore e la commozione di quello spettatore che, al contrario, sa bene cosa voglia dire cinema italiano.

Quel cinema che ti prende con garbo e ti diverte coccolandoti e inducendo a riflettere e crescere interiormente, imparando la vita e le sue lezioni più importanti.

TUTTO IL MIO FOLLE AMORE è la storia di Vincent, adolescente affetto da autismo, che ha un rapporto difficile con la madre Elena (Valeria Golino), che l'ha cresciuto da sola, dopo essere stata abbandonata dal compagno Willy (Santamaria), cantante squattrinato e giramondo, fuggito in silenzio, subito dopo aver appreso la notizia della gravidanza della donna.

Dopo sedici anni, Willy decide di irrompere nella casa della ex e nella vita del ragazzo per conoscerlo, scoprendo però che non era come l'aveva immaginato.

Cacciato via da Elena e dal compagno di lei, Mauro (Abatantuono), Willy intraprenderà una tournée musicale nei Balcani, ma scoprirà che Vincent si è nascosto nella sua auto.

I due saranno costretti a rimanere insieme e, lungo il tragitto, tra paesaggi tanto aspri quanto meravigliosi, avranno modo di conoscersi e scoprire di volersi bene come se non si fossero mai lasciati.

Che dire? Beh, che la nuova opera di Salvatores funziona alla stragrande, senza alcuna sbavatura, esaltato da attori in stato di grazia.

Come sempre, Claudio Santamaria dimostra di essere un gigante sia nella recitazione che nel canto, riprendendo i successi di Modugno, che già aveva interpretato nella fiction televisiva.

Nel ruolo di Willy, Santamaria è forse il personaggio più incasellato, ma non per questo meno potente rispetto agli altri.

Un padre pentito di aver abbandonato il figlio, che tuttavia non riesce a crescere e prendersi delle responsabilità, fino all'incontro con Vincent, cha saprà instillare nel genitore il seme della maturità e la voglia di mostrare al ragazzo gli aspetti più belli della vita e del mondo, portandolo a scoprire anche le emozioni più profonde, come l'amore per l'atro sesso.

Bene anche Valeria Golino, nel ruolo della madre tormentata (col tempo, anche il rauco della voce è calato, per fortuna!), alla ricerca disperata di equilibrio ed un pizzico di felicità, costretta anch'ella a guardarsi dentro, dopo il brusco rientro di Willy nella vita sua e del figlio.

Gigante anche Diego Abatantuono, nel ruolo del patrigno apparentemente burbero, ma comprensivo, attento e amorevole, in grado di donare serenità e saggezza sia a Vincent che ad Elena e che non mancherà di dare fiducia persino nei contronti di Willy.

La menzione speciale, però, va proprio al giovane e brillante attore Giulio Pranno, che ha incarnato Vincent in maniera perfetta, ricordando moltissimo il Leo Di Caprio ai tempi di Buon compleanno Mr. Grape.

Pranno è allo stesso tempo fragile e forte, maturo e ingenuo.

Il suo Vincent rimane dentro e commuove profondamente per l'intensità con cui viene rappresentato sullo schermo.

Un talento che non mancherà di sorprendere ancora il pubblico, così come ha sorpreso lo stesso Salvatores al provino.

TUTTO IL MIO FOLLE AMORE è una storia di famiglia, rapporti genitore/figlio, ma è anche una storia di viaggio, seconde possibilità e una poesia sulla crescita e sul desiderio di essere accettati e accettare la propria condizione e identità, per quello che si ha e per ciò che manca, apprezzando la vita e non smettendo mai di lottare, anche se è dura, perché "la felicità non è un diritto, ma un colpo di culo!", come dice lo stesso Abatantuono.

Un'opera dai toni caldi e dalla piacevole ironia, che non cerca la lacrima a tutti i costi, ma regala quella commozione sincera che fa empatizzare ancora di più con i protagonisti, mentre la colonna sonora ricercata (ricorrenti e immensi il brano Vincent di Don McLean e Next to me degli Imagine Dragons, motivi portanti e solenni nel film, che fanno battere il cuore e regalano brividi di libertà a profusione), ci accompagna nel lungo viaggio in una Croazia nascosta ed affascinante, fino al finale giusto, non banale e di ritrovata armonia.

SCENA PREFERITA: quella al computer, durante la quale padre e figlio confessano reciprocamente le loro più profonde paure. Di un'intensità pazzesca. Pronti con i fazzoletti, siete avvisati.

Non perdetevi la visione di questa storia e già che ci siete, andate a recuperare il romanzo "Se ti abbraccio non aver paura" di Fulvio Ervas, al quale il film è liberamente ispirato, che narra il vero viaggio nei Balcani dell'autore insieme al figlio autistico.

TUTTO IL MIO FOLLE AMORE è una perla del cinema italiano e come tale va trattata.

Premiatelo e non ve ne pentirete.

Vi resterà nel cuore.

Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia